Laissez-passer per il mio dolore
8 Maggio 2008di
Patrizia Franzo
Laissez-passer per il mio dolore
di granchio nascosto nella sabbia
leccartelo a lungo
e poi sputare Continua »
di
Patrizia Franzo
Laissez-passer per il mio dolore
di granchio nascosto nella sabbia
leccartelo a lungo
e poi sputare Continua »
di
Federico Di Vita
“Entra, entra, ti stavo aspettando. Scusa i colori, sono molto forti, molto molto forti”.
La testa reclina sul braccio sinistro, il braccio posato sul tavolo, una maglia a righe. La fiamma dei capelli rossi a scomparire il viso, mi aspetta così, con un bicchiere. Continua »
di
Andrea Caterini
Caro Luca,
ho riletto il tuo libro, Ossessioni, una seconda volta. È stata una lettura veloce, come la prima, eppure diversa, come a lasciar compiere il principio di ripetizione che ha mosso i versi e la narrazione della tua opera. Continua »
di
Paolo Sortino e
Andrea Caterini
Paolo: Ripensavo all’articolo di Arnaldo, e poi alle elezioni e in particolare a questo ballottaggio ridicolo tra Rutelli e Alemanno. Inutile dire quanto mi pare assurda questa Italia. Dobbiamo saperci porre una domanda secondo me cruciale: per quale motivo si dovrebbe votare? Che poi vuol dire: crediamo che qualcosa si possa ancora fare per migliorare la patria? c’è qualcuno che possa servirla? chi è? è questo o l’altro candidato? Continua »
di
Arnaldo Colasanti
Il fascismo disprezza la democrazia. Il suo odio è sottolineare che la democrazia sia una forma debole, precaria, perdutamente imperfetta. Attorno a questa sottolineatura il fascismo storico e quello contemporaneo coincidono. Così, l’idea della democrazia di massa fondata sul consenso (sul suo spettacolo, sulla sua ossessiva manifestazione) non è altro che un’idea passiva: cioè, una forma di fascismo. Continua »
di
Paolo Sortino
1.
In un bellissimo opuscolo (il numero 80) che la galleria d’arte Il Gabbiano di Roma stampò in occasione della mostra di William Bailey tenutasi dal 25 novembre del 1980, si trova una brevissima pagina firmata da Alberto Moravia, che comincia così:
Ci sono civiltà che amano la bellezza, e civiltà che amano la verità. Le prime accanto a oggetti senz’altro belli, non possono fare a meno di crearne infiniti di cattivo gusto; le seconde arrivano a creare la bellezza attraverso la verità della funzione; se questa verità è in serie, cioè scade a meccanismo ripetitivo, allora abbiamo l’oggetto senz’altro brutto.

Natività 1996-2008
Opera di Giuseppe Bordoni
di
Paola D’Agnese
Parole avvolte
in un sudario
Altre nate già morte. Continua »
di
Davide Alekos Iaconis
Sono il figlio del vento
e di un verso di Pablo Neruda,
sono un angelo dalla faccia sporca,
sono dopamina nelle vene dell’amico George,
rabbia e furore nella notte,
pace silente nell’alba meretrice,
fiore appassito tra le dita della mia donna. Continua »
di
Andrea Caterini
L’aria è stretta, le voci sudate – o inumidite da una coltre che impolvera posandosi su tutto – l’architettura è da interni, nella misura di spazi ristretti e corridoi ciechi.
Laura e Julio è un libro al limite dell’astratto, poiché Millás spinge la narrazione sempre in senso inverso, contrario, retroattivo. Continua »
di
Rocco Carbone
Per arrivare al Campo Boario dell’ex Mattatoio di Roma bisogna percorrere sino in fondo una lunga strada a ridosso del Monte dei Cocci e attraversare un arco dove stazionano normalmente gruppi di persone di varie etnie, nomadi, curdi, senegalesi che, in un modo o nell’altro hanno eletto a residenza quotidiana questo luogo dismesso nel centro di Roma, in un quartiere (Testaccio), sempre più ricco di ristoranti e locali cool, sempre più frequentato e costoso, insomma. Continua »
di
Giorgio Fontana
1. Nell’ultimo brano di Autunno tedesco, dal titolo Letteratura e sofferenza, Stig Dagerman si pone una domanda cruciale: “E’ più vicina alla poesia la sofferenza che si deve al riflesso del fuoco o quella che nasce dalla fiamma stessa?” La sua risposta: “Esempi vicini nello spazio e nel tempo mostrano un legame praticamente diretto tra la poesia e la sofferenza lontana, conclusa. Si può forse addirittura dire che il provare compassione sia già una forma di poesia Continua »
di
Raffaella D’Elia
Due schegge, una in testa grande come una lenticchia che si muove formicolante e inarrestabile – forse anche per l’impossibilità di rimuoverla senza il rischio di una paresi facciale perché situata in un luogo troppo delicato –, sfregando contro i lembi, le vene, la materia molle, quella dura, investendo in una corsa impazzita tessuti e ossa, arterie e vasi, fino a taglieggiare con le sue estremità i punti di vista, le bisettrici, i panorami che affiorano davanti gli occhi. Continua »
di
Claudia Quaglieri
Il grande dramma domestico è svelato dalla giovane Antoinette Kampf, quattordicenne in costante esuberanza fisica e spirituale rispetto all’età. La bambina, apparentemente così infantile per il biancore della pelle o nei movimenti (ma non nel seno, quello non mente mai) è già così adulta da provare un risentimento incontenibile Continua »
di
Arnaldo Colasanti
«Monsieur Robbe-Grillet, vous avez le style du chat». In quella frazione di secondo, mentre parlavo, ebbi la netta sensazione di dire una sciocchezza. Eravamo a pranzo, al caffé di Stresa, per il Festival Grinzane Cinema, della cui giuria Alain Robbe-Grillet era il presidente. Ci fu un lunghissimo silenzio, ma forse mi ero salvato. Continua »

Opera di Francesco D’Isa,
La bestemmia di S. Minnie
di
Patrizia Franzo
Qualcosa si muove sfuocato al di là del vetro
e l’impatto è forte
come una discesa improvvisa
ma non è niente Continua »