Siddharta. Una poesia
di
Davide Alekos Iaconis
Sono il figlio del vento
e di un verso di Pablo Neruda,
sono un angelo dalla faccia sporca,
sono dopamina nelle vene dell’amico George,
rabbia e furore nella notte,
pace silente nell’alba meretrice,
fiore appassito tra le dita della mia donna.
Costantemente a corto di alcol e sigarette,
dipendo dalla soave poesia
racchiusa tra le gambe di Tammy De Ville,
candida di due aborti e diciott’anni di vita.
Sono il lampo e il silenzio,
l’urlo e la gloria,
la polvere e il sangue.
Insubordinato studente diciassettenne
incatenato tra i banchi dell’eccellenza liceale,
nato in un bordello
tra le note di un pianoforte scordato,
mi ritrovo ubriaco
a declamare versi idilliaci
tra gli invitati punk e dandy
di una decadente festa di fine Marzo.
Baciami ancora, o musa dalla fulva chioma
e dal rossetto di porpora sulle gote sbavato, danza,
celando tra i veli le fiorenti tue nudita’.
Piango e barcollo con il fratello Samuel,
ebbri e dannati
nel cielo di un’insolita Torino alcolica.
Sono l’orgasmo tra le labbra di Celeste,
sono il grido freddo di Kurt Cobain,
sono l’inchiostro nella penna dell’incomparabile Hesse.
Recito l’apocalittico Giovanni di Pathmos
nelle solitarie notte dei vili
e degli apostoli della depravazione,
accenno un sorriso nel vederli orinarsi addosso,
di fronte al tuonare dell’inesorabile vendicatore.
Sfodero le frecce e li trafiggo uno ad uno,
senza tregua alcuna.
Accusami, insultami
e lacrima frammenti di cometa,
ti amo, indimenticata Victoria, imprescindibile regina
della Contea delle Tenebre,
ma e’ or giunto il tempo ch’io naufraghi ancora.
Il mio nome e’ Siddharta,
figlio della guerra e della pace,
privo di catene gravitazionali,
mi libro nell’aer costellato di promesse tradite,
al suono del profano Wolfgang.
Sono Siddharta il funesto,
incosciente e ribelle nella brezza notturna,
sono Siddharta il puro,
sublime e pudico nell’aurora iridescente.
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tratta da D’Accesa aurora e d’ombre, Centro Minerva
Edizioni, Torino 2007

