Contro il mito del consenso
di
Arnaldo Colasanti
Il fascismo disprezza la democrazia. Il suo odio è sottolineare che la democrazia sia una forma debole, precaria, perdutamente imperfetta. Attorno a questa sottolineatura il fascismo storico e quello contemporaneo coincidono. Così, l’idea della democrazia di massa fondata sul consenso (sul suo spettacolo, sulla sua ossessiva manifestazione) non è altro che un’idea passiva: cioè, una forma di fascismo. Sappiamo che il consenso non è altro che un ripetitivo, nevrotico controllo del sondaggio. E che quest’ultimo, più che un metodo di rappresentazione sociale, si presenta come una forma di disintegrazione dello “spazio pubblico”. La società viene analiticamente (viste le fonti marketing del sondaggio) sezionata e categorizzata in particelle elementari. Insomma, viene ridotta ad una sequenza di “spazi privati” negativi, cioè, astratti e impossibili (secondo parametri che sono non-criteri: generazionali, maschio/femmmina, nord/sud/, disoccupati/sottoccupati etc.). La società del consenso, dunque, si esibisce in un’infinita sequenza ellittica di tribù prive di relazione e diffuse a macchia su territori indefiniti. In sostanza, la democrazia, affidata in toto al consenso, resta il sintomo patologico di una feroce autodistruzione. E il cerchio si chiude. Come vuole l’odio fascista: la democrazia è fragile, è instabile, è incapace di rispondere ai problemi: non è che una travestita mediocrità collettiva.
Ma la democrazia attiva nasce solo dal “dialogo”, dall’interpretazione e non dal consenso. Il dialogo non è una modalità debole, ma forte, fortissima. Non cerca ciò che unifica (cioè il rapporto fra le identità), ma tenta di riconoscere i punti di differenza fra etnie, idee, individui, memorie, in modo che le “differenze” non debbano essere tollerate (chiara “mitopoiesi” del consenso) bensì messe a rischio e a frutto nel divenire democratico di una società. Scrive Donald Davidson (uno dei maestri del pensiero analitico contemporaneo): “accordo e disaccordo sono allo stesso modo intelligibili solo sullo sfondo di un’ampia maggioranza” (Verità e interpretazione, Il Mulino). Che vuol dire: la democrazia cresce, è attiva, quanto più i suoi sistemi di interpretazione sanno sostenere i rischi del reale. Che, appunto, non si presenta come uno schema ideologico (l’esterno, la spettacolarità del consenso) bensì come un “eccesso di realtà”. Ma il fascismo dilaga.
Quando il presidente Bush, l’11 gennaio, a Gerusalemme, esclama con le lacrime agli occhi che gli Stati Uniti “avrebbero dovuto bombardare Auschwitz” nega l’eccesso di realtà, l’insopportabile realtà dell’Olocausto. Il Presidente non si ravvede (gli americani furono cinici nel considerare i campi degli obiettivi militari non primari?), in realtà pecca di revisionismo. C’è il solito, sottile disprezzo. Gli Stati Uniti, bombardando, avrebbero risolto una questione facile perché militare e tecnologica. Mentre quella questione fu e resta culturale, civile, spirituale; come, al tempo stesso, rimane il rimosso europeo attorno cui si cristallizza il dialogo e l’interpretazione: la fondazione della democrazia. La Shoà è il massimo “disorientamento” quanto la più alta domanda politica: è l’intelligibilità reale dell’accordo e del disaccordo. Credo che il carattere più forte della democrazia sia dunque la “carità”, il suo eccesso. E nei termini non confessionali di Davidson: “la carità non è un’opzione, ma la condizione di avere una teoria fallibile. Che ci piaccia o no, se vogliamo capire gli altri, dobbiamo ritenere che abbiano ragione in molte questioni”.
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Su gentile concessione di Arnaldo Colasanti
Pubblicato su Il riformista


Aprile 18th, 2008 at 11:17 am
Bellissimo pezzo, bella ide riportarlo qui. Lo sto girando ad un po’ di amici. Grazie davvero.
Aprile 21st, 2008 at 11:14 am
“Che ci piaccia o no, se vogliamo capire gli altri, dobbiamo ritenere che abbiano ragione in molte questioni”: sarà per questo che la parola “tolleranza” mi ha sempre dato fastidio. Ti tollero è come dire ti sopporto (ma da una posizione di superiorità. A “tolleranza” preferisco “rispetto”. Reciproco, s’intende.
Luglio 1st, 2008 at 11:37 pm
La Democrazia non può esistere.A confronto col Comunismo applicato il Fascismo italiano fu quasi democratico.
Luglio 19th, 2008 at 2:48 am
Dominic, col cuore te lo dico:
Mavvaff…