#1. Cinema: tra realtà e immaginazione.

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di
Stefano Puglisi

Prefazione

Ci occuperemo di cinema, al di fuori degli apparati di produzione pubblicitaria e informativa, per ridare luce ad un’istituzione critica che sin dai suoi esordi risente di una mancanza di testi a cui fare riferimento e, che, proprio da questa mancanza ha giustificato la propria esistenza. Una critica cinematografica che ha sempre aspirato alla dignità di quella letteraria ma che in molti casi, vagando nell’insicurezza, ha prodotto grotteschi tentativi mimetici nei confronti di altre critiche, o, per liberarsi da presunti fantasmi del passato ha perso i margini della propria normatività. É da rilevare come solo ultimamente la critica del cinema si è resa conto del nodo di problemi che esistono nell’individuazione del testo filmico. La fruizione di un film non concede grande spazio alla riflessione, un film s’imprime sempre come memoria più che come una conoscenza. Buona critica che si è dimenata nel sezionare e rallentare in moviola i film è servita solo a svelare i suoi meccanismi tecnici. Ucciso il tempo del film, il tentativo di ridare un senso muore, ed ogni critica diventa superflua perché si è persa la sua reale lettura cioè il vero oggetto di studio. Seguendo le orme di Andrè Bazin potremmo dire che il cinema ci offre la possibilità di ravvivare l’illusione delle fattezze destinate in altro modo a scomparire. Pur raffigurando il soggetto come altro da sé, grazie ad una riproduzione oggettiva, riesce nel restituirci la realtà fenomenica. Da qui la sua convinzione che il destino del cinema è quello di sciogliersi nel mondo in una stretta condivisione tra realtà e immagine. Su questa linea una critica consapevole dovrebbe tener conto che un testo filmico riproduce il tempo, se ne appropria, ma nello stesso modo rimane un testo esistente, pur essendo a sua volta parte dell’irriproducibilità. Scriveremo di cinema, cominciando a catturare in primo luogo dalla realtà stessa le possibili riflessioni che di volta in volta si presenteranno produttive, cercando di segnare una strada che possa far crescere la consapevolezza verso la fruizione di questa forma d’arte. Parlare di film oggi non può ridursi ad un presunto potere di conoscenza istituito attraverso testi (divenuti altro) che in alcuni casi pretendono di diventare referenti di buon gusto. Troppo spesso la critica si è esercitata nell’ombra strappando improbabili barlumi di luce. Quindi bisognerà inevitabilmente fare del cinema anche riflessione teorica sulla sua essenza e sul rapporto con la realtà. Fatte queste prime premesse vorrei cominciare una proficua discussione sul cinema partendo proprio dal particolare rapporto che si instaura tra realtà e immagine.

Quel particolare rapporto tra realtà e immagine.

Per cominciare a orientarsi negli svariati mondi possibili che il cinema propone, in genere, si tengono in considerazione due aspetti principali. Il primo è il rapporto tra realtà e cinema: si dice che il cinema è lo specchio della realtà, un’ affermazione che degnamente valorizza la sua capacità di strumento atto a stimolare una continua rilettura della realtà stessa. Infatti non c’è dubbio, il cinema è un prodotto della realtà messo in forma attraverso la nostra immaginazione. Il secondo aspetto e tra immaginazione e cinema: si dice pure che il cinema è immaginazione, ed è vero, permette di reinventare la realtà attraverso la finzione, ma non bisogna mai dimenticare che il cinema è prima di tutto esperienza legata al mondo, anche quando si rivela attraverso configurazioni del tutto astratte, esso assume in sè immagini della nostra società corrente. Il rapporto tra realtà e immaginazione, vissuto in certi casi come categorie irriducibili e in opposizione tra loro, nella settima arte si delinea, senza dubbio, come uno dei punti fermi di ricerca di tutte le teorie, le tecniche e la pratica del fare cinema sin dalla sua nascita.
Ma in che modo il cinema è legato alla realtà attraverso la finzione?
Il massimo del realismo coincide nel cinema con il massimo della finzione. Come nel Neorealismo dove Rossellini, in film come Roma città aperta, coglie l’immediatezza dell’evento bellico, la sua drammaticità. E’ difficile capire dove inizia la finzione e finisce la realtà o viceversa. Nel cinema convive un particolare equilibrio tra l’immagine del quadro e il suo fuori campo in un rapporto d’interdipendenza che riesce a tramutare i sogni in realtà e la realtà in sogni. Non è difficile rintracciare in tutta la storia del cinema un dialogo continuo che lo rende uno dei mezzi più fecondi per contrastare l’ideologia della simulazione totale. Il mondo non verrà mai consumato dalla finzione se essa serve a comprendere l’atto e uscirne con una realtà più ricca. Il realismo del cinema in tal senso si contrappone ad ogni genere di stereotipizzazione. A questo punto si può dedurre che il cinema scopre la finzione della realtà, la sua apparenza, portandola davanti i nostri occhi attraverso le immagini.
Proprio in questo senso, sullo sfondo di una realtà improgrammabile, contro i processi di inglobamento e canalizzazione della sensibilità che tendono ad appiattire ogni diversità, il cinema ha la necessità di porre l’accento sullo statuto del fuori campo innescando un rapporto di costruzione e decostruzione dell’immagine stessa. L’esperienza di Dizga Vertov e del suo Kinoglaz mi sembra in tal senso paradigmatica: anticipando il moderno concetto di interattività, Vertov seppe creare un tipo di comunicazione interessato all’esplorazione della realtà. Nel Kinoglaz l’immagine diventa diventa soggetto-oggetto tra la cosa vista e l’atto di vedere, riuscendo, in tal modo, a legare il discorso della tecnica a quello dell’arte, (definendo con quest’ultima parola tutte le attività umane regolate da accorgimenti tecnici e fondate sullo studio e sull’esperienza). Questo è un modo possibile per rendere produttivo il rapporto realtà-finzione nel cinema. Dove l’immagine si rende cosciente di non poter rappresentare il mondo in tutte le sue sfaccettature ed è tenuta a reinventare la sua capacità di vedere per poi attestare ciò che ha visto rendendone così testimonianza.

4 Commenti a “#1. Cinema: tra realtà e immaginazione.”

  1. Blog Cinema » Cinema: tra realtà e immaginazione. ha scritto:

    […] Artoong: […]

  2. teresa ha scritto:

    Volevo ringraziare l’autore di questo articolo per avere delineato in modo chiaro e per nulla banale il tema del cinema. Credo che ai giorni nostri, ci sia sempre più bisogno di chiarire l’essenza delle cose che si intende trattare, prima di addentrarsi in particolarismi che rendono sterile e rigida la visione del mondo circostante. Il cinema per potere divenire chiave di condivisione fra realtà è immagine deve essere “annusato” con i sensi primitivi, cosi che, tutti possono attribuire profumo nuovo a ciò che si trovano ad osservare. Il cinema attraverso la capacità di oltrepassarre il conscio diviene scrigno di uguaglianza e solidarietà fra popolazioni e generazioni di ogni epoca ed etnica.

  3. Carlo ha scritto:

    Spesso ci troviamo davanti ai nostri occhi casi dove la realta potrebbe essere vista come finzione e la finzione come realtà , hiitler usava dire una finzione se ripetuta molte volte diventa verita.
    In questo testo è ben evidenziato il contrasto tra l osservatore che sceglie di ripodurre con cio che chiamiamo cinema la sua immaginazione e lo spettatore che si identifica con cio che osserva traendo le sue conclusioni attraverso una critica istantanea .Ringrazio l’autore per avermi fatto arrivare a queste conclusioni pur se disconnesse da cio che ha scritto .Questo e cio che il cinema dovrebbe fare ,svegliare intuiti nascosti tra le parole di chi guarda .

  4. balù ha scritto:

    Oggi giorno è sempre più difficile delineare i parametri con cui si possano stabilire i limiti/confini del ruolo dell’arte nella società.
    Ancor di più sembra impossibile trovare le parole che si suggeriscano il concetto di “cinema” come finzione per il semplice fatto che più sembra “reale” più è considerato “ben fatto”.
    Il vecchio Alfred (sapete di chi parlo) ci rivelò invece un gran segreto: una volta catturati nella rete, noi pubblico, possiamo berci qualsiasi cosa!
    Allora che ben venga l’assurdo e il paradosso, l’oscena e il reprorevole!
    Il signor Puglisi sembra non aver trascurato l’ampio respiro necessario alla creazione, pur rimanendo consapevole che è dalla realtà stessa che si “attinge”.
    Un’esplorazione degna di un’ottima mente critica.

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Rivista culturale fondata a Roma nel gennaio 2007 da Andrea Caterini, Riccardo Lacchè e Paolo Sortino. Redazione: Via del Corso, 530 - 00136 Roma c/o La Nuova Pesa * ISSN 1970-2248