I libri de (il) Crise

In questa pagina trovate alcuni dei volumi, “vecchi e nuovi”, pubblicati da i redattori de (il) Crise.
Il Nuovo Giorno, romanzo di Andrea Caterini, Hacca Edizioni, 2008.
È un diario ritrovato, la più classica invenzione del romanzo nel romanzo, a fornire ad Andrea Caterini l’opportunità di narrare una storia iscrivendola in un’altra storia. Il nuovo giorno alterna infatti la prima e la terza persona, i modi del giallo e quelli invece del referto al presente. Nel racconto che fa da cornice, un giovane storico dell’arte si trova a vivere una trasferta accademica: di lui nulla sappiamo se non l’attitudine disincantata, la postura ordinaria che solo la passione per il Caravaggio (quello filtrato in Pasolini o Jarman) ha forse potuto trascendere.
È proprio lì, nel grigiore di una qualunque camera d’albergo, che il manoscritto fortuitamente rinvenuto esplode una vicenda di amore e morte, la domestica tragedia di un Edipo nei cui tratti sanguinosi (nella cui incubazione delirante e tellurica) il protagonista non può non riconoscersi. Infatti vi si identifica per riappropriarsi, suo malgrado, della parte più nera e inconfessabile di sé, del suo essere orfano al mondo senza davvero esserlo, del suo spasimare a vuoto e senza requie. Lì anche la scrittura, sdoppiandosi, si accende di estri poetici, asseconda il ritmo della pura pulsione, aderisce alla propia deriva: non è più racconto in grigio, ma diagramma cardiaco. linea di in un percorso paradossalmente ascetico nella cui ultima stazione si cela il segreto di ogni vocazione artistica: Bisogna rinunciare a se stessi per essere se stessi.”
Massimo Raffaeli
Ossessioni, prosimetro di Luca Colafrancesco, Giulio Perrone editore, 2008.
In Ossessioni c’è qualcosa di sconvolgente, Luca Colafrancesco ha ruminato i maledetti francesi, i poemi in prosa di Charles Baudelaire e Aloysius Bertrand, i Canti Orfici di Dino Campana, la poesia della Scuola Romana da Pier Paolo Pasolini a Dario Bellezza, da Amelia Rosselli a Renzo Paris, ma anche la dicibilità di Nick Drake o dei Nirvana, e li lascia sulla pagina con una cifra decisamente personale. Questa strana unione di poesia e prosa è assolutamente urgente come lo sono le rime e le assonanze.
Antonio Veneziani
Come un’isola, viaggio con Lalla Romano, Paolo di Paolo, Giulio Perrone Editore, 2006.
…è un diario di viaggio, una dichiarazione d’amore, una doppia lettera d’addio. Paolo Di Paolo si mette sulle tracce di una scrittrice nata nell’altro secolo. Si chiamava Lalla Romano, e oggi compirebbe cent’anni. Di Paolo sa di avere scoperto nei libri di questa scrittrice una letteratura “crudele” mai in debito con la realtà, capace di affrontarne il magma senza il timore di ustionarsi. Esplorando i luoghi di Lalla Romano (colline, montagne, strade, case), raccoglie le voci di altri scrittori vicini che l’aiutano a orientarsi e con cui appassionatamente dialoga (tra cui La Capria, Siciliano, Debenedetti). Infine, il viaggiatore si accorge via via che sta tornando anche lui. A cosa, ancora non lo sa. Forse ai contorni di un’altra isola sparita, sommersa troppo presto. Però stavolta non ci sono mappe, né libri lasciati in mano al futuro…
Philologia Pauli, Il corpo e le ceneri di Pasolini, Massimo Sannelli (con Il Mese Giugno, venti poesie. Introduzione di Gian Ruggero Manzoni), Fara Editore.
« (…) uno scrittore riconosciuto sa che la propria morte avrà pubblicamente una visibilità, come un nuovo testo, più che come un atto privato. Questa morte dello scrittore, come icona e montaggio finale di un lavoro pubblico, è l’esatto contrario di un intimismo grezzo, in cui il dolore è dolore e il delirio è follia. Morto Gadda, la vitalità esplode, per Pasolini. Morto Pasolini, “saremo costretti a invecchiare”, secondo Sanguineti. Su chiasmi come questo, e su antitesi simili, si costruiscono una storia buona e una storia che non porta frutto. Se questa morte è un seme, quella è sterile o sterilizza i sopravvissuti che iniziano ad invecchiare o ingiallire; ma questi valori non giacciono oggettivamente nelle due morti: dipende dalla pietà e dalla carità verso chi si è estinto, più o meno caro. Dipende anche dal tipo di morte e dallo sforzo intellettuale e di carità che chiede. Per sopravvivere serve una certa dose di attenzione, ma anche di libertà: non è la stessa cosa essere costretti ad accettare il tempo che passa o esaurire la vita. Sperimentarla al massimo, quasi con ingenuità, e morire per eccesso di vita è ancora un’altra cosa.»
I padri e i figli. Un’inchiesta, a cura di Andrea Caterini, Giulio Perrone Editore, 2008.
I padri e i figli è un libro-inchiesta. Coinvolge alcuni tra gli scrittori più rappresentativi del panorama italiano di tutte le generazioni e li interroga, a quarant’anni dalla contestazione sessantottina e a trenta dal delitto Moro, sul tema della paternità. La prospettiva è storica ma anche emotiva: emergono da queste pagine ricordi, esperienze private, ma anche visioni del mondo, dubbi, previsioni. La parola “padre”, oggi, quali sfumature di significato comprende? Con quale tono la si pronuncia? Alla maniera delle inchieste condotte da Alberto Moravia su “Nuovi Argomenti”, I padri e i figli propone quattro domande - spigolose, secche - e chiede a quindici autori di mettersi in gioco. Per capire cosa è cambiato lungo questi anni dentro le generazioni. E come e perché oggi fanno così fatica a dialogare, a incontrarsi.
Autori intervenuti: Affinati Carbone Cordelli Desiati Gamberale La Capria La Porta Paris Raffaeli Rasy Sereni Siti Sortino Trevi Veneziani.






